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    Misericordia Domini

Le case della Fondazione 

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La Donazione Colella è destinata all’accoglienza degli anziani e dei bisognosi. Si individuano due categorie di ospiti che usufruiranno dei servizi... Leggi altro »

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La Casa della Divina Misericordia è ospitata in uno stabile monumentale di proprietà del Comune di Capua concesso in comodato d’uso... Leggi altro »

 

Cosa facciamo

La Mission

La mission della Fondazione è fortemente connotata da una scelta di fondo:  “Vivere il Vangelo della Misericordia. Questo la porta a essere presente dove si determina l'emergenza per superarla gradualmente, impegnandosi in interventi efficaci e condivisi. Significa stare fisicamente accanto a chi sta vivendo una situazione drammatica, fin da subito, anche quando non si sa ancora quale sarà la strategia più valida per superarla, nella convinzione profonda che molte risposte - attente, risolutive, non ideologiche - vengono proprio a partire dalla rispettosa condivisione con chi si trova in situazioni di disagio. Ci si impegna dunque a superare l'assistenzialismo per entrare nella realtà del vivere o sopravvivere (fatta di lavoro, casa, relazioni affettive, educazione e formazione, ideali) progettando e promuovendo sviluppo e convivenza pacifica. Su queste stesse linee di pensiero si cerca continuamente il dialogo con le istituzioni e con molte realtà profit e non profit.

Un altro aspetto importante della mission della Fondazione è la centralità data alla persona nella sua interezza e nella sua complessità. Frequentemente, infatti, la frammentazione segna i percorsi di vita di chi è in difficoltà. I servizi della città tendono a rispondere a un solo problema per volta e quasi a forzare l'identificazione del soggetto con una delle sue questioni di fondo (la dipendenza da sostanze, l'indigenza, la malattia mentale, l'alcolismo, la sieropositività, la provenienza, la condizione giuridica

La Vision

La vision della Fondazione risiede nell'idea di una “Città Solidale” che sia abitabile da tutti, anche dai cittadini più fragili, anche da coloro che si sentono così marginali da non definirsi nemmeno cittadini. Nel gruppo dirigente è radicata l'idea che proprio dall'ascolto delle istanze di chi appare emarginato e vive l'esclusione vengano intuizioni e riflessioni irrinunciabili per sviluppare un processo di trasformazione che sia a beneficio della città intera. Perché ci siano benessere, alta qualità della vita, convivenza pacifica e pieno riconoscimento di diritti per tutti, occorre che  la città si ripensi a partire dall'ascolto della voce dei più deboli. In un periodo poi di così profonda crisi dobbiamo riscoprire il senso profondo della solidarietà.  La solidarietà è un orientamento del cuore; un “habitus” mentale, una virtù che ispira e norma i comportamenti del cittadino. Potremmo dire che non può esserci un cittadino, né tanto meno una Città, se viene rifiutata la solidarietà, se essa è sbrigativamente liquidata come un insieme di buoni pensieri, tipico di chi si lascia impietosire. Non è, la solidarietà, qualcosa che ha a che vedere con una pietà di  basso profilo. È qualcosa di ben più ampio. È, appunto, ciò che rende “solida” la Città, ciò che unisce i cittadini, ciò che non è scritto, né può essere comandato ed è tuttavia necessario, così necessario che senza di essa vengono minate le fondamenta stesse della società. La solidarietà è, dunque, virtù di tutti, “habitus” mentale e spirituale di tutti, dal più piccolo al più anziano, di chi abita la città da sempre,  di chi vi è appena giunto, di chi crede e di chi non crede”. Una città dunque capace di semplificare la vita a chi è in difficoltà.

E’ per questo che la Fondazione si costituisce anche come un laboratorio di idee, di incontro tra persone che hanno responsabilità a vari livelli e che vogliono riflettere insieme a partire dalla marginalità.